Storia · Lettura di 5 min
Biscotto, «cotto due volte»: origine di un classico
Il nome racconta già la storia: bis coctus. Dal pane secco dei marinai ai cantucci toscani, il biscotto nasce dalla necessità di conservare.
Due cotture
La parola «biscotto» viene dal latino bis coctus, «cotto due volte». Cuocere una seconda volta un impasto già infornato lo rende molto più secco, e quindi capace di durare a lungo.
Per questo il biscotto è stato per secoli il cibo di viaggio per eccellenza: soldati, pellegrini e marinai lo portavano con sé perché non si rovinava.
Dal pane al dolce
Con il tempo, all’impasto di base si sono aggiunti ingredienti più preziosi: zucchero, miele, spezie, mandorle, uova. Il biscotto è diventato un dolce a sé, preparato per le feste e consumato con vino dolce o bevande calde.
In Italia la tradizione è varia: dai cantucci toscani ai savoiardi, dai tozzetti ai frollini, ogni regione ha le sue ricette.
Frolla e friabilità
Il frollino segue un’altra logica: non è cotto due volte, ma ha un impasto ricco di burro che lo rende friabile. Il grasso riveste le particelle di farina e limita la formazione del glutine, dando quella consistenza che si sfarina in bocca.
Oggi
Oggi il biscotto è un prodotto di consumo quotidiano, ma la sua vocazione resta la stessa: accompagnare. Una tazza di latte, un caffè, un tè, un bicchiere di vino dolce: il biscotto fa la sua parte nel dettaglio.